Bonfè Stefano (05-08-1968)

L’atleta si racconta – 1994
Perché l’atletica? Non è facile spiegarlo.
Come tanti, ho iniziato a praticarla a scuola, in occasione dei Giochi della Gioventù; Il casi ha voluto che, nel corso di quella manifestazione incontrassi un allenatore dell’Endas: così è cominciata la mia avventura in quel mondo che chiamano “REGINA ATLETICA”.
Quando si è adolescenti la voglia di emergere, di essere protagonisti, di dimostrare a se stessi e agli altri quando si vale, ma soprattutto gli “orizzonti di gloria”, costituiscono un fortissimo incentivo, consentendo di affrontare gli allenamenti, ce diventano progressivamente più duri. Poi, crescendo, si iniziano ad affrontare le prime difficoltà, risultati che tardano ad arrivare, infortuni. Il contatto con la realtà fatta più di delusioni che di successi (e il confronto con atleti che a differenza di te hanno scelto di ricorrere a sostanze proibite per migliorare le proprie prestazioni) non è facile da accettare. Il tutto è reso ancor più complesso dal fatto che nel frattempo diventa necessario decidere cosa fare da “grandi”. Io ho scelto di affrontare queste difficoltà e sono stato ripagato da una serie di esperienze comunque positive. In questo contesto l’Endas ha avuto, ed ha, un’importanza notevole, diventando da sempre società della quale vestire la maglia, importante punto di riferimento, supporto anche al di fuori dell’ambito sportivo ed oggi un gruppo di amici.
Ora, l’occasione presentata da questo piccolo contributo al 25° anniversario dalla fondazione della società, mi ha fornito l’opportunità di riflettere su una domanda che fino ad oggi non mi sono poso (forse per paura della risposta): vale la pena continuare tuttora a fare atletica, quando ormai sono tramontati i sogni di gloria, quando fare allenamento significa non solo dispendio di energie, ma anche sacrificio del proprio tempo libero, quando le soddisfazioni (in termini di riscontri cronometrici) sono sempre più rare? Che cosa mi spinge? Potrei dire che quella costante ricerca del miglioramento delle proprie prestazioni è nella natura stessa dell’uomo, che tende sempre ai propri limiti ed al loro superamento. Non solo: come pensare di allontanarsi completamente da qualcosa che per 11 anni è stata maestra di vita, insegnando l’importanza di un impegno costante, dell’esprimersi sempre al meglio delle proprie possibilità, esponendosi comunque in prima persona, accettando i risultati negativi, quando si è consci di avere fatto tutto il possibile, a non esaltarsi troppo quando i risultati sono positivi. Come pensare di allontanarsi da quel gruppo di amici che si è costituito in questi anni, visto che ogni allenamento significa anche momento di incontro con loro? E infine, ma non ultima, la passione: quella, si sa, non si spegne così semplicemente come un interruttore. Ho trovata la risposta; chiudo qui la riflessione: l’allenamento (e gli amici) mi aspettano.

Stefano Bonfè
Campione Italiano Allievi